25 luglio, 2007

La fotografia Stenopeica



Quello che stiamo vivendo, fotograficamente parlando, è un periodo di grandi contraddizioni. Dopo l'iniziale boom del digitale, che sembrava destinato a soppiantare l'amata pellicola nel nome dell'ineluttabile progresso, molti professionisti e fotoamatori hanno rivolto il loro sguardo al passato, chi per nostalgia, chi per insoddisfazione. Tecniche ormai date per dimenticate stanno quindi vivendo una seconda giovinezza grazie, nel bene o nel male, proprio al digitale.
Una di queste tecniche, la più antica, è quella della fotografia stenopeica.


COS'È:
dal greco stenos opaios, dotato di un piccolo foro, in parole povere la stenoscopia è l'ottenimento di immagini attraverso un piccolo foro come obiettivo. L'immagine si forma grazie al principio della camera obscura, utilizzata nella pittura già da Leonardo da Vinci.



Se in passato quelle utilizzate erano vere e proprie stanze sulle quali si dipingeva il paesaggio esterno proiettato dal piccolo foro, ora, grazie all'avvento (all'inizio del '900) dei materiali fotosensibili, qualsiasi scatola può diventare uno strumento per l'acquisizione di un'immagine.
Non vi è nessuna lente che convoglia e corregge l'immagine e quindi la scarsa nitidezza è una delle caratteristiche peculiari delle fotografie ottenute con questa tecnica.
L'angolo di campo è dato dalla distanza tra il foro e il piano della pellicola e ogni oggetto al suo interno è reso con uguale grado di nitidezza ottenendo così una profondità di campo illimitata.
Il foro è in genere di pochi decimi di millimetro cui equivalgono in genere diaframmi da f1/150 in su. Questo ovviamente comporta tempi di esposizione molto lunghi, rendendo quindi obbligatorio l'uso di un treppiede o comunque di un sostegno (un classico è il tettuccio dell'auto).
Chi vi scrive usa, su una Zenit-E, un foro del diametro di 0,25mm cui equivale un diaframma f/181. I tempi di esposizione vanno in genere dai 3 secondi fino a diversi minuti.
Le immagini ottenute con la tecnica del foro stenopeico sono inconfondibili: molto morbide, massima profondità di campo, con particolari effetti di mosso dovuti ai lunghi tempi di esposizione, colori dai toni pastello e particolari giochi di luce dovuti proprio alle modalità di ingresso di questa nella camera .
Ovviamente è bene scegliere soggetti che ben si prestano alle atmosfere oniriche tipiche del foro stenopeico, tenendo bene a mente i tempi di esposizione biblici. Abituati a scatti di frazioni di secondo, è un'esperienza davvero interessante cercare di prevedere il risultato di esposizioni di qualche minuto, specie con soggetti in movimento come, ad esempio, una folla o il moto delle onde del mare.

COME FARE:
Vi sono diversi metodi per ottenere una “pinhole-camera”; il più semplice è quello di applicare un tappo con un foro al centro sulla nostra reflex. Questo si può facilmente autocostruire con un minimo di impegno o acquistare già pronto per l'uso. I primi daranno risultati spesso imprevedibili ma sicuramente originali; i secondi, dal foro di diametro noto, consentono un calcolo dell'esposizione pressoché perfetto.
Si trovano poi in commercio fotocamere a foro di spillo di ottima fattura, in genere in legno e ottone, che sicuramente rappresentano quanto di meglio si possa ottenere nella fotografia stenopeica, essendo nate proprio per questo. Le più famose sono la Zero Image e la Leonardo Pinhole Camera.
Vi è poi un'ultima e romantica strada per praticare questo genere di fotografia: costruirsi da sé l'intera macchina. Circolano in rete moltissime guide (eccone una) che spiegano passo passo come fare; i risultati che si ottengono, oltre che essere gratificanti, sono davvero strabilianti. Provare per credere.

Una delle difficoltà maggiori, specie nei primi scatti, può essere il calcolo dell'esposizione. Esiste per questo un eccellente programma, gratuitamente scaricabile da internet, che, a partire da dati noti della nostra fotocamera, permette il calcolo della dimensione ottimale del foro e dei tempi di esposizione.
Il programma è Pinholedesigner 2.0 e lo trovate qui.
Il programma tiene conto anche del difetto di reciprocità caratteristico di ogni pellicola.
Per sfruttare appieno Pinholedesigner è consigliabile avere un esposimetro esterno o comunque una macchina con esposimetro non TTL, come ad esempio la Zenit E.

Queste sono solo informazioni basilari per chiunque voglia conoscere questa fantasiosa tecnica fotografica. Per chi volesse approfondire, un aiuto viene paradossalmente dalla tecnologia; la rete offre decine e decine di siti sull'argomento e vaste comunità dove condividere le proprie esperienze.